“L’antropologia “scornicia”, è vagabonda mette in discussione tutto, non accetta definizioni è un processo che riflette costantemente su se stesso, non è riproduzione del sapere, ma innovazione dei saperi. È una materia indisciplinata e indisciplinabile.
La comunicazione è un processo attraverso cui frammentazioni di linguaggi si connettono con una molteplicità e identità di ciascuno di noi perché noi abbiamo una potenzialità di sviluppare queste identità molteplici grazie in gran parte alla comunicazione digitale e questo può favorire dei processi di auto affermazione e di auto rappresentazione in cui non è più l’università che ti interpreta ti racconta e ti incasella, ma è lo studente o qualsiasi persona che comunica e si comunica cioè dire riesce ad utilizzare questi strumenti più dolci basati sull’auto rappresentazione per mettere in discussione i moduli tradizionali per fare questa operazione e allora forse una comunicazione che libera moduli auto rappresentativi fluidi e molteplici è una cosa in cui credo fortemente, perché in questo modo si mette in discussione anche una arrugginita centralità e verticalità dell’università e della comunicazione. Potenzietà liberatorie più presenti nei processi comunicazionali che in quelli sociali.(Prof. Massimo Canevacci)”
Come l’antropologia “vagabonda e indisciplinata” e liberando “identità molteplici”, Massimo Canevacci decide di liberare definitivamente identità molteplici lasciando l’Italia per portare avanti il libero insegnamento della Antropologia Culturale che lo porterà dapprima in Cina per poi vederlo nuovamente tornare nell’amato Brasile.

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